Tappa 6
Da Erbezzo a Sant’Anna d’Alfaedo
E’ la tappa più corta del cammino e con dislivello contenuto, un po’ di respiro dopo tappe lunghe e impegnative passando da caratteristiche contrade e profondi vaji.
PERCORSO
La tappa parte dalla chiesa parrocchiale di Erbezzo e percorre la strada esterna del paese in direzione nord. Dopo circa 500 metri si svolta a sinistra per una piccola stradina che costeggia il B&B La Stua. Poco dopo, la strada diventa una vecchia mulattiera affiancata da muretti a secco in pietra, che conduce alla suggestiva contrada Giodi.
Da qui si prosegue su una stradina asfaltata che attraversa le contrade Ragazzini, Spinelli e Staffor, fino a raggiungere la graziosa chiesetta di San Pietro. Si gira quindi a destra e si passa per le contrade Dosso e Fasani di Sotto, dove si imbocca sulla destra una strada sterrata in discesa. Questa, diventando sentiero, scende fino in fondo al Vajo dei Falconi, lo attraversa e risale verso il piccolo borgo di Ceredo.
Superata la chiesa e la celebre isba di don Benedetti – il prete che visse qui lasciando un segno profondo nella Lessinia – si scende lungo una stradina sterrata e poi su asfalto fino a un tornante sul Vajo della Marciora. Poco oltre, sulla destra, si incontra una splendida fontana: da qui si segue il sentiero dei Molinari, che procede verso sud e gradualmente sale fino a immettersi in via Giuseppe Verdi, strada che porta a Sant’Anna d’Alfaedo.
Dopo circa 150 metri si lascia la via principale svoltando a sinistra: un largo sentiero conduce alla frazione di Cona. Si svolta ancora a destra e si prende la stradina in salita che raggiunge la curva d’ingresso del paese di Sant’Anna d’Alfaedo, da dove in circa 500 metri si arriva alla piazza della chiesa.
Soste

Dove si Mangia
Sant’Anna d’Alfaedo
Valentino Marconi
Loc. Pontarol
Tel. 3248318197
https://www.valentinomarconi.com/
Ristorante Morandini
Piazza Vittorio Emanuele, 16
Tel. 0457532657
Marogna Pub
Piazza dalla Bona Gian Attilio,
Tel. 3662273119
Dove si Dorme 🛏️
Sant’Anna d’Alfaedo
Albergo Morandini
Piazza Vittorio Emanuele, 16
Tel. 0457532657
Marogna Pub
Piazza dalla Bona Gian Attilio,
Tel. 3662273119
Uno Sguardo alla Tappa






Da non perdere
Le contrade di Erbezzo

Molte contrade intorno a Erbezzo meritano una sosta, anche solo per cogliere un dettaglio che racconta il gusto e la cura di chi le abita. C’è il piacere di rendere più accogliente il cortile, la stradina d’accesso, la facciata di casa o l’angolo dell’orto: un geranio in fiore dentro un vecchio tronco, un cuscino blu di obrezia che sboccia in primavera su un muretto, una piccola selva di rose marine.
Quasi ogni contrada custodisce anche un altro segno distintivo, questa volta non per pura estetica ma per antica devozione: all’ingresso o a un incrocio si trovano edicole votive, talvolta protette da una grata e adornate con fiori (spesso di plastica), oppure croci in pietra, semplici o monumentali, a seconda della fede e della disponibilità di chi le fece erigere.
La chiesa di San Pietro a Staffor

La chiesetta di San Pietro fu voluta, alla fine del Settecento, dagli abitanti di Staffor, che desideravano un luogo di culto vicino, poiché la parrocchiale, soprattutto in inverno, era difficilmente raggiungibile. Realizzata in pietra, presenta una facciata a capanna e un piccolo campanile. La costruzione iniziò nel 1788 e si concluse nel 1801; nel 1832 fu aggiunta, sul lato destro, la sagrestia preceduta da un portico.
Davanti al portico si erge una guglia in pietra con croce scolpita, sormontata da una piccola croce in ferro. Al centro si trova una nicchia con la statuetta di San Pietro, sopra la quale è incisa la data 1694.
I grandi vaj della Lessinia

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Una figura speciale di Ceredo, Don Alberto Benedetti

Ceredo è ricordata come la casa di Don Alberto Benedetti, sacerdote, studioso e intellettuale che ha segnato profondamente la vita e la cultura della Lessinia nella seconda metà del Novecento. Nato qui nel 1911, tornò nel dopoguerra come parroco e si impegnò subito per la sua comunità: promosse nuove tecniche di allevamento, incentivò l’attività delle cave di pietra a lastre e, invece di vivere in canonica, sistemò la propria abitazione – la sua “isba” – a modo suo.
Quella casa divenne, fino alla sua morte nel 1997, un punto di incontro e di confronto, dove Don Alberto diffondeva una saggezza intrisa di fede e amore per il prossimo. I suoi insegnamenti invitavano ad amare la terra, lavorare anche senza tornaconto, valorizzare ciò che si possiede e vivere con semplicità.
Una lezione religiosa e filosofica che ancora oggi suscita interesse e ispirazione, ben oltre i confini della montagna veronese.
Sant’Anna d’Alfaedo

In età scaligera, Sant’Anna d’Alfaedo (939 m s.l.m.) era conosciuto come Faedo e spesso citato insieme a Cona e Ceredo. Alla fine del XVII secolo, con la costruzione della nuova chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Anna, assunse il nome attuale.
La chiesa, con il campanile alto 45 metri, domina il centro del paese. Realizzata in pietra, presenta sulla facciata la statua di Sant’Anna. L’interno, a navata unica con volta a botte, ospita quattro cappelle laterali dedicate a San Giuseppe, alla Beata Vergine Maria del Rosario, al Sacro Cuore di Gesù e ai Santi Zeno, Rocco, Lorenzo, Gioacchino, Anna e Marta. Di particolare pregio è la pala dell’altare maggiore, raffigurante Sant’Anna con la Vergine e il Bambino, opera di Antonio Balestra (1738).
L’antica strada proveniente da sud entrava in paese attraverso una contrada posta più in basso rispetto al centro attuale, dove si trova ancora oggi una grande fontana-lavatoio coperta da un arco in pietra.
Nei secoli recenti, Sant’Anna d’Alfaedo si è affermato come il centro più importante della Lessinia occidentale.
Il Museo Paleontologico di Sant’Anna d’Alfaedo

Il Museo di Sant’Anna d’Alfaedo, ospitato in un moderno edificio in pietra, custodisce una ricca collezione di reperti archeologici provenienti dalla Lessinia occidentale, rinvenuti in gran parte grazie allo sfruttamento delle cave di lastame (Scaglia Rossa). Tra i pezzi più spettacolari figurano lo scheletro di uno squalo lungo circa 5,5 metri, una tartaruga marina, un altro esemplare di squalo con centinaia di denti e corpi vertebrali perfettamente conservati, un grande mosasauro, oltre a pesci, echinidi e ammoniti.
La sezione preistorica, anch’essa al primo piano, ripercorre la storia umana nella zona dal Neanderthal di circa 50.000 anni fa – rappresentato da due figure dipinte in ocra rossa su pietra (lo sciamano e un animale forse felino) provenienti dalla Grotta di Fumane – fino ai castellieri di circa 3.000 anni fa. La forte presenza preistorica in Lessinia si spiega con l’abbondanza di selce, materiale che, grazie a una rete di scambi a media e lunga distanza, fu distribuito in gran parte dell’Italia settentrionale. Celebre è il caso di Ötzi, la mummia neolitica del Similaun, che nel suo corredo portava selci provenienti da quest’area.
Il museo fa parte del Parco Naturale Regionale della Lessinia, è gestito dalla Comunità Montana locale ed è collegato in rete con altri musei e aree protette del territorio.




