Tappa 4
Da Fosse a Sega di Ala
Tappa panoramica e storica tra Veneto e Trentino, dal Passo di Rocca Pia ai pascoli del Corno d’Aquilio, con splendide vedute sulla Lessinia e sul Garda. Lungo il percorso si incontrano la Spluga della Preta, celebre cavità carsica profonda oltre 800 m, i Busoni di Cima Borghetto, spettacolari gallerie della Grande Guerra, e la Grotta del Ciabattino, che in inverno si adorna di ghiacci fiabeschi.
PERCORSO
Dal centro del paese di Fosse si segue la strada che dalla chiesa parrocchiale sale su asfalto lungo il tracciato E7 – CAI 240/251. Dopo un tratto si abbandona il sentiero per dirigersi verso la contrada Camparso e, con un’ultima salita, si raggiunge la contrada Adamoli, si svolta a sinistra imboccando il sentiero CAI 234. Si attraversa la località Coste e si continua su strada sterrata in direzione nord-ovest, entrando in un bosco intervallato da aperture panoramiche verso il Garda, fino a raggiungere il Passo di Rocca Pia (confine Veneto-Trentino), luogo di interesse storico, un tempo crocevia del contrabbando e postazione trincerata durante la Prima Guerra Mondiale.
Si prosegue lungo il CAI 234, inizialmente in falsopiano, poi in ripida salita a tornanti, fino ai pascoli di Malga Fanta (m 1.550 ca).
Da qui si scende verso sud, incrociando il CAI 240, che sale nuovamente fino al Corno d’Aquilio (m 1.545), riconoscibile dalla croce metallica di vetta e noto per il panorama straordinario.
La discesa segue lo stesso sentiero fino a una valletta erbosa; superato un muretto a secco, sulla sinistra si nota l’ingresso della Grotta del Ciabattino, cavità orizzontale che, in inverno, si arricchisce di suggestive concrezioni di ghiaccio. Proseguendo per circa 200 metri, si prende a sinistra il sentiero europeo E7, che risale verso la Spluga della Preta, abisso speleologico di fama internazionale, profondo oltre 800 metri.
Si torna quindi sul sentiero CAI 234 e si ripassa per l’imboccatura che scende a Rocca Pia, per poi continuare con il CAI 250. Dopo circa 600 metri, superato un tornante a destra della strada bianca, si gira a sinistra verso Malga Pealda, si supera un fitto bosco di faggi, per sentiero a tratti impegnativo ma sicuro, per uscire sul crinale vicino a Malga Cime non prima di passare da una spledida balconata con una vista spettacolare sulla Vallagarina. Si raggiunge il Monte Corno e, scendendo, si arriva ai Busoni, complesso di gallerie risalenti al 1916, scavate dall’esercito italiano sotto Cima Borghetto. La galleria principale supera i 300 metri (è necessaria una torcia). Al termine, una scaletta conduce a un terrazzino panoramico con altra splendida vista sulla Vallagarina. Si prosegue lungo una bella stradina sterrata verso sud che, in circa 2 km, conduce al Villaggio San Michele. Da qui, lungo la strada asfaltata pianeggiante, si rientra a Sega di Ala, punto finale della tappa.
Soste

Dove si Mangia
Corno d’Aquilio
Malga Preta di Sotto
c/o Spluga della Preta
Tel. 346 379 3821
Sega di Ala
Malga Cime
Sega di Ala
Tel. 347 746 4009
https://malgacime.it/
Locanda Alpina
Sega di Ala
Tel. 046 467 0143
https://www.locandaalpina.it/
Dove si Dorme
Sega di Ala
Locanda Alpina
Sega di Ala
Tel. 0464670143
https://www.locandaalpina.it/
B&B Dimora Storica Lessinia
Sega di Ala
Tel. 331 583 9696
B&B Giulio Mountain
Via Le Ville 50
Tel. 348 304 7962
https://giuliobb.it/it/bb-lessinia/
Uno Sguardo alla Tappa









Da non perdere
Corno d’Aquilio

Il Corno d’Aquilio (1.545 m) è una delle vette più riconoscibili dell’alta Lessinia e domina visivamente la Valpolicella. Dalla pianura se ne distingue chiaramente il profilo, che segna il confine naturale tra l’altopiano e la Val d’Adige. La sommità, sormontata da una croce, offre un panorama ampio sulla pianura veronese, sul Monte Baldo e, nelle giornate limpide, il Lago di Garda sembra vicinissimo, quasi a portata di mano. Ai suoi piedi si apre la Spluga della Preta, tra le cavità carsiche più profonde d’Italia. Il Corno d’Aquilio è un punto identitario del territorio, dove la montagna lessinica incontra la Valpolicella.
Spluga della Preta

La Spluga della Preta è una delle cavità carsiche più celebri d’Italia e fra gli abissi più noti delle Prealpi. Per diversi anni fu considerata l’abisso più profondo del mondo: le esplorazioni moderne ne hanno misurato la profondità in circa 877 metri, con uno sviluppo di oltre 4 chilometri. Negli anni ’50 fu il primo abisso al mondo a essere esplorato oltre i 500 metri, diventando un punto di riferimento per la speleologia internazionale e richiamando speleologi da tutta Europa.
L’ingresso, a 1483 metri di quota, si apre poco sotto la cima del Corno d’Aquilio (1545 m s.l.m.), all’interno di una dolina a forma di imbuto larga circa 20 metri. Da qui si accede al primo e più profondo pozzo (-131 m), seguito da una sequenza di verticali e gallerie che attraversano tutti i principali strati calcarei della Lessinia, dal Biancone alla Dolomia.
Nel 1964, durante una spedizione della Società Amici della Natura di Verona, perse la vita la speleologa Marisa Bolla Castellani. Nel 1970, nei pressi dell’ingresso, fu costruita una chiesetta in onore di San Benedetto Abate, patrono degli speleologi. Negli anni ’90, l’Operazione Corno d’Aquilio vide oltre 200 speleologi impegnati nella rimozione di rifiuti accumulati nella cavità.
Oggi la Spluga è protetta da recinzione, inaccessibile al pubblico e riservata a speleologi esperti autorizzati. La sua presenza lungo il sentiero testimonia l’incredibile profondità e complessità del sottosuolo lessinico.
Grotta del Ciabattino

Vicino alla Spluga della Preta si apre la Grotta del Ciabattino, una cavità carsica orizzontale facilmente raggiungibile dal sentiero. L’ingresso, ben visibile dopo aver superato un muretto a secco in una valletta erbosa, conduce a un ampio vano naturale percorribile senza attrezzature speleologiche, ma con l’ausilio di una torcia.
La grotta si sviluppa nei calcari rossi giurassici della Lessinia e presenta pareti ricche di fossili marini, come ammoniti e belemniti, ben visibili lungo le superfici interne.
Nei mesi più freddi, grazie al microclima stabile e alla scarsa esposizione solare, si formano concrezioni di ghiaccio che impreziosiscono l’ambiente interno e attirano fotografi ed escursionisti.
La cavità è accessibile liberamente, ma si raccomanda rispetto e attenzione per preservarne l’equilibrio naturale.
Busoni di Cima Borghetto

Sotto le pendici di Cima Borghetto, in posizione strategica lungo il crinale che guarda verso la Vallagarina, si trovano i Busoni, un sistema di gallerie militari scavate nel 1916 dal Regio Esercito Italiano durante la Prima Guerra Mondiale. Realizzate come postazioni di artiglieria e rifugi per le truppe, le gallerie non furono mai utilizzate in combattimento, ma rappresentano oggi una preziosa testimonianza storica dell’architettura militare in Lessinia.L’ingresso principale si apre nel bosco, poco distante dal sentiero che collega il Corno d’Aquilio al Villaggio San Michele.
La galleria attraversa la montagna per oltre 300 metri, in leggera discesa, fino a sbucare su una balconata naturale che si affaccia con un colpo d’occhio spettacolare sulla Vallagarina. All’interno si susseguono ambienti scavati a mano nella roccia, con vani laterali, nicchie, feritoie e una piccola stanza finale, da cui una scaletta conduce a una terrazza panoramica in roccia viva.
La visita è possibile senza attrezzature tecniche, ma è indispensabile una buona torcia: l’interno è completamente buio e l’atmosfera umida e silenziosa restituisce intatta la memoria di chi in quei luoghi ha vissuto e lavorato in tempo di guerra. I Busoni, recentemente ripuliti e messi in sicurezza, rappresentano un punto di forte suggestione, dove natura, storia e paesaggio si fondono in modo potente e autentico.
Sega di Ala

Sega di Ala (Comune di Ala, Trento – 1224 m s.l.m.) è il punto di arrivo della tappa 4 del cammino, ideale per le escursioni nella Lessinia trentina e nell’alta Lessinia occidentale, un paesaggio di ampi pascoli punteggiati dalle malghe e casare ancora oggi utilizzate per l’alpeggio.
Al centro dell’abitato si trova la chiesetta di San Rocco, patrono della località, costruita a metà del Novecento, probabilmente sopra una cappellina più antica.
La zona è ricca di tracce del passato: dal Paleolitico medio al Medioevo, fino all’età moderna. Forse proprio qui si svolse una celebre impresa del principe Eugenio di Savoia che, agli inizi del Settecento, per aggirare i francesi asserragliati alla Chiusa di Ceraino, guidò il suo esercito – 15.000 uomini, 5.000 quadrupedi, una decina di cannoni e un centinaio di carriaggi – lungo questi monti, per poi scendere verso Verona.
Nel corso dei secoli, da questi luoghi sono passati uomini primitivi in cerca di selvaggina, eserciti in marcia per sorprendere il nemico alle spalle e viaggiatori di ogni epoca, lasciando un’eredità di testimonianze storiche ancora oggi visibili.
Monte Baldo

Dalle creste della Lessinia, in particolare lungo i tratti tra il Corno d’Aquilio, Malga Fanta e il Passo della Morte, la vista verso ovest è dominata dalla lunga dorsale del Monte Baldo. La sua linea compatta e inconfondibile si staglia oltre la Val d’Adige, segnando con decisione il confine naturale tra l’ambiente prealpino e le sponde del Garda.Nelle giornate limpide se ne distingue l’intero profilo, dal Monte Telegrafo fino all’Altissimo di Nago. A sud, dove la montagna declina dolcemente verso la pianura, il Lago di Garda si rivela in lontananza, come un bagliore azzurro che accompagna l’orizzonte.
Anche se appartiene a un altro paesaggio, il Monte Baldo diventa una presenza costante lungo il nostro cammino. Sempre riconoscibile in lontananza, accompagna lo sguardo tappa dopo tappa, come un punto di riferimento discreto ma familiare. È una montagna “altra”, ma partecipe: silenziosa, solida, complice.
Conosciuto anche come il “Giardino d’Europa” per la sua straordinaria varietà botanica, il Monte Baldo è una presenza forte e costante, che segna e accompagna l’esperienza del cammino in Lessinia.
Le Pozze

Le pozze sono piccoli bacini artificiali realizzati nei pascoli della Lessinia per garantire l’approvvigionamento idrico al bestiame al pascolo durante i mesi estivi. Si trovano in corrispondenza delle principali malghe o lungo le vie di transito delle mandrie.
La loro costruzione risponde all’assenza di sorgenti in quota: sono scavate direttamente nel terreno e rivestite sul fondo con strati impermeabili di argilla battuta, oppure, nei casi più recenti, con teli in materiale plastico o cemento. Le sponde possono essere rifinite con lastre di pietra locale o lasciate in terra battuta.
L’alimentazione è pluviale: l’acqua piovana o quella derivante dallo scioglimento della neve vi confluisce attraverso solchi e piccoli canali di raccolta.
Oltre alla funzione primaria per l’abbeverata, le pozze rappresentano anche un elemento importante per la gestione agro-pastorale e richiedono periodica manutenzione per evitare l’interrimento, la proliferazione di vegetazione o la dispersione d’acqua.



