Tappa 5
Da Sega di Ala a Erbezzo
Tappa d’altura e di ampi orizzonti, da Sega di Ala a Erbezzo, attraverso i pascoli e le malghe della Lessinia occidentale. È il tratto che raggiunge il punto più alto del Cammino, tra vaji profondi, boschi e antiche contrade. Lungo il percorso si incontrano rifugi, alpeggi e postazioni della Prima Guerra Mondiale, con panorami che spaziano dalla Pianura Padana alle Dolomiti.
PERCORSO
La partenza è dal parcheggio davanti alla Locanda Alpina di Sega di Ala. Si imbocca una stradina sterrata pianeggiante verso nord e, dopo un breve tratto, ci si immette sulla strada forestale del sentiero Giro delle Malghe. Svoltando a destra si inizia a salire con pendenza moderata.
Nel primo tratto si attraversano boschi di abeti e faggi, dove si incontra un esemplare maestoso conosciuto come la “Regina”, un faggio monumentale di circa 300 anni, ben visibile a bordo sentiero.
Dopo poco più di 3 km si arriva nei pressi di Malga Lavacchione (1405 m). Qui si svolta a destra in direzione di Malga Coe (1540 m), che si raggiunge con una salita costante e mai troppo ripida.
Il sentiero prosegue poi verso il Monte Castelberto (1765 m), che rappresenta il punto più alto dell’intero Cammino.
Il Rifugio Castelberto (1765 m) si trova sulla sommità dell’omonimo monte. La vista dal rifugio è molto ampia: si spazia dalla Val d’Adige al Pasubio e al Carega, dalla Lessinia alla Valpolicella e al lago di Garda. A ovest si distinguono il Monte Baldo e l’Adamello, mentre verso nord si riconoscono il Brenta, il Bondone e la Paganella.
Si scende poi per meno di un chilometro e si svolta a sinistra sul sentiero CAI 250, che si sviluppa a mezza costa su terreno aperto fino a raggiungere il crinale entrando nel Comune di Bosco Chiesanuova. Lo si segue fino all’imbocco della strada militare che scende al Rifugio Podestaria (1665 m), un’ex caserma con ampio cortile interno e una piccola chiesetta.
Uscendo dal cortile si prende il sentiero in discesa sulla destra e, dopo circa 200 metri, si svolta ancora a destra lungo un sentiero ben visibile, a tratti ripido ma stabile, che porta nel Vajo delle Ortighe (sentiero CAI 256). Si prosegue in discesa nel fondovalle, dove il sentiero confluisce nel Vajo dell’Anguilla (CAI 248), mantenendosi sempre nel fondo del vallone.
Quando il sentiero inizia a salire decisamente verso destra, lo si abbandona dopo circa 500 metri per girare a sinistra e risalire fino alla contrada Strozzi. Da qui si continua su una comoda stradina che conduce alla contrada Menegazzi.
Appena fuori dalla contrada si lascia la strada e si prende un sentiero sulla destra che conduce alla contrada Bernardi. Da qui, percorrendo un breve tratto di strada asfaltata verso sinistra, si raggiunge facilmente il viale d’accesso al centro di Erbezzo.
Soste

Dove si Mangia
Rifugio Castelberto
Tel. 393 992 8234
https://www.rifugiocastelberto.it/
Rifugio Podestaria
Tel. 3274354483
Erbezzo
Ristorante Pizzeria Berna
Via Roma, 81
Tel. 045 707 5018
https://www.pizzeriaberna.it
Ristorante Pizzeria Al Terrazzo
Via Monti Lessini, 70
Tel. 045 707 5023
https://www.locandaalterrazzo.com/
Dove si Dorme
Rifugio Castelberto
Tel. 393 992 8234
https://www.rifugiocastelberto.it/
Erbezzo
Ristorante Pizzeria Berna
Via Roma, 81
Tel. 045 707 5018
https://www.pizzeriaberna.it
Ristorante Pizzeria Al Terrazzo
Via Monti Lessini, 70
Tel. 045 707 5023
https://www.locandaalterrazzo.com/
Uno Sguardo alla Tappa






Da non perdere
Le Malghe degli alti pascoli

L’attività di alpeggio in alta Lessinia iniziò nel pieno Medioevo, quando i grandi monasteri veronesi gestivano questi territori e riscuotevano affitti per l’uso dei pascoli. Con l’arrivo degli Scaligeri le cose cambiarono: i pascoli furono messi all’asta ai nobili veronesi (da cui nacque la Podestaria) e vennero chiamati dal Vicentino e dalla Germania numerosi contadini, i Cimbri, per coltivare, allevare bestiame – anche pecore per la lana – e sfruttare i boschi.
Da allora il termine “malga” ha assunto un doppio significato: indica sia il terreno a pascolo, affittato agli allevatori di pianura in base al numero di animali, sia l’edificio dove il casaro lavorava il latte. La malga tradizionale era formata da due locali principali: uno per il riposo del latte e la produzione della panna e del burro, l’altro per la cottura del latte scremato e la produzione del formaggio. A questi potevano aggiungersi una piccola stalla, una casara per la stagionatura e, in alcuni casi, anche un orto recintato.
Casterberto

Castelberto (1765 m s.l.m.) segna il punto più settentrionale della Lessinia Occidentale. La sua posizione lo rese per secoli un luogo strategico di osservazione e di controllo dei confini con l’Impero Austro-Ungarico. Qui i militari vigilavano soprattutto sul passaggio dei contrabbandieri della Lessinia, che in inverno, rimasti senza lavoro, si recavano nei dintorni di Ala per acquistare caffè, tabacco e liquori – soggetti a pesanti dazi – da rivendere poi nei paesi e nelle botteghe veronesi.
Anche durante la Prima Guerra Mondiale Castelberto mantenne un ruolo strategico, nonostante il fronte fosse stato spostato a nord di Ala. Attorno alla cima vennero realizzate lunghe linee di trincee e, in soli 45 giorni, si costruì la strada da Erbezzo, un’opera pubblica di grande impegno per l’epoca.
Oggi Castelberto ospita un rifugio accogliente, che rende questo luogo non solo memoria storica, ma anche una meta ideale per una sosta lungo il Cammino: un punto panoramico privilegiato, dove riposare e godere della bellezza della Lessinia.
Podestaria

Fin dall’alto Medioevo, queste terre furono dedicate alla pastorizia. I principali proprietari erano i monasteri cittadini – tra cui Santa Maria in Organo e San Zeno – che, in epoca veneziana, furono costretti dalla Serenissima a mettere all’asta i loro beni. Nel 1419 alcuni proprietari si unirono formando la Nobile Compagnia dei Lessini, che ogni anno eleggeva il Podestà dei Lessini, incaricato di riscuotere i contributi, garantire il rispetto dei contratti e amministrare la giustizia civile.
Si diffusero così contratti di locazione, della durata variabile tra 3 e 9 anni, che non prevedevano solo pagamenti in denaro ma anche obblighi specifici per gli affittuari: mantenere in ordine baite e casare, ripulire le pozze, curare i boschi.
Nel Settecento la Lessinia ospitava circa 7.000 vacche – un numero simile a quello attuale – e ben 30.000 ovini, oggi quasi scomparsi. La Nobile Compagnia, attiva fino a tutto l’Ottocento, fece costruire la chiesetta di San Bartolomeo: il 24 agosto, giorno del santo, segnava l’inizio del rientro delle mandrie a valle.
Antica e rinomata è la Sagra della Podestaria (prima domenica di agosto), soppressa in epoca austriaca e ripresa a fine Novecento grazie alla Comunità Montana della Lessinia.
Vajo de le Ortighe

Dal Rifugio Podestaria il tracciato scende verso sud entrando nel Vajo delle Ortighe, una piccola valle incisa che segna il passaggio dall’altopiano della Lessinia ai boschi più fitti dei versanti inferiori. Il sentiero si abbassa gradualmente tra prati d’alta quota e pendii aperti, per poi stringersi in una valletta ombrosa caratterizzata da rocce affioranti, muretti antichi e tratti di bosco fresco e silenzioso.
La discesa nel Vajo delle Ortighe è dolce e regolare: il paesaggio cambia rapidamente dall’ambiente luminoso delle malghe a un corridoio naturale più raccolto, dove l’acqua e il tempo hanno modellato il fondo del vajo. È un tratto ricco di varietà, semplice da percorrere e particolarmente suggestivo nelle stagioni intermedie.
Erbezzo

Erbezzo (1118 m s.l.m.) è il capoluogo più alto della provincia di Verona. Conta circa 850 abitanti e si estende su 32 km². Il suo toponimo, documentato fin dal Medioevo come Arbetum, testimonia un territorio storicamente conteso tra il Comune di Verona e vari enti ecclesiastici.
A partire dal XIV secolo arrivarono da est, in particolare da Velo e Roverè, popolazioni di origine tedesca che acquisivano terreni da disboscare, inizialmente nelle aree meridionali e poi sugli alti pascoli destinati all’alpeggio. Il legname era spesso destinato alla produzione di carbone. Le tracce di questo insediamento sono ancora visibili nella toponomastica, nella disposizione delle contrade e nello stile architettonico delle abitazioni.
Al centro del paese sorge la chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo, edificata agli inizi del XVI secolo e ampliata nel Settecento. Degni di nota i porticati esterni che corrono lungo i fianchi dell’edificio e, all’interno, l’organo del 1735 e il fonte battesimale (fine XV secolo) ricavato da un unico blocco di Rosso Ammonitico.




