Tappa 2
Da Fumane a Molina
Con questa tappa si lascia la pianura e le colline della Valpolicella e inizia a salire verso la montagna. Il percorso si snoda lungo strade e sentieri che guadagnano quota gradualmente, entrando nel territorio del Parco Naturale Regionale della Lessinia. Il paesaggio cambia: i vigneti lasciano spazio a boschi, radure, profondi vaj e vecchi muri in pietra. La tappa si conclude nel borgo antico di Molina, caratterizzato da corti lastricate, case in pietra e un’atmosfera raccolta e autentica.
PERCORSO
La tappa prende avvio lasciando il paese attraverso l’antica contrada di Isola, dove le case in pietra raccontano ancora l’identità rurale della valle. Si imbocca quindi il sentiero che sale verso il Parco della Valpolicella, significativo esempio di riqualificazione ambientale di una cava dismessa, oggi restituita alla natura e alla comunità.
Dal parco si raggiunge la storica frazione di Purano, punto di accesso al sentiero CAI 231 che si segue. Il tracciato sale con gradualità fino alla chiesa di Santa Maria Valverde, posta in posizione dominante su uno dei più suggestivi belvedere della Valpolicella: lo sguardo spazia tra vigneti, colline e dorsali prealpine.
Il cammino prosegue costeggiando l’area archeologica del Tempio romano di Minerva, recentemente riportato alla luce, testimonianza della presenza romana nella valle, per poi attraversare il borgo di San Rocco.
Si abbandona quindi il sentiero CAI svoltando a sinistra lungo una viabilità minore che tocca alcune contrade sparse, fino a raggiungere Malga Biancari, antica malga comunitaria e luogo ideale per una sosta rigenerante.
Proseguendo ancora a destra si sale alla contrada di Baiaghe di Sopra, dove si riprende il CAI 231 in direzione del pittoresco borgo di Mondrago. Qui si svolta a sinistra sul sentiero CAI 252 che si percorrerà per 4.56 km, passando per Costa, si raggiunge il paese di Cerna.
Si continua sul medesimo sentiero fino al borgo di Spiazzo, quindi si scende verso il vajo delle Scalucce. Quando il sentiero si fa più ripido e piega a sinistra in discesa, si abbandona il sentiero CAI e, proseguendo diritti su un percorso più agevole, si arriva a una strada nei pressi dell’incrocio per Zivelongo.
Svoltando a sinistra e seguendo la stradina a basso traffico per circa 3 km, si giunge infine al borgo di Molina, tra i più suggestivi del Cammino, dove acqua e pietra narrano da secoli la vita e il lavoro dell’uomo.
Variante della Val Sorda (EE)
Variante spettacolare e selvaggia del Cammino, la Valsorda regala uno dei passaggi più suggestivi dell’intero percorso. Si scende nella gola incisa nei calcari della Lessinia, dove l’acqua e il tempo hanno scolpito pareti ripide, anfratti e cascate. Tra ponticelli e passerelle si cammina immersi in un ambiente umido e silenzioso, tra felci, muschi e alberi che si aggrappano alla roccia. La variante, destinata ad escursionisti esperti, risulta pericolosa in caso di abbondanti pioggie recenti o di possibile ghiaccio.
PERCORSO
Da Malga Biancari si imbocca la stradina che conduce verso Ovest, attraversando un suggestivo bosco ceduo. Il tracciato scende inizialmente con decisione fino a raggiungere il Ponte Tibetano, spettacolare passerella sospesa a circa 50 metri sopra il Rio Mondrago.
Superato il ponte, si prosegue lungo un sentiero che scende ripidamente fino a intercettare il CAI 238, passando proprio sotto la struttura sospesa ed entrando nel cuore della Val Sorda. Qui il paesaggio muta radicalmente: l’ambiente si fa più fresco e umido, le pareti rocciose si stringono ai lati del percorso e l’acqua scorre tra grandi massi levigati e piccoli salti.
Il sentiero segue da vicino il torrente, alternando tratti pianeggianti ad altri più tecnici. Scalette, corde e passerelle facilitano il superamento dei punti più stretti o scivolosi, rendendo l’itinerario dinamico ma sempre affascinante. Si cammina immersi tra felci, muschi e alberi aggrappati alla roccia, in un’atmosfera raccolta, interrotta soltanto dal suono costante dell’acqua. Più avanti la valle si apre gradualmente e il percorso diventa più agevole. Seguendo ancora il rio si raggiunge il Molin del Cao, antico mulino in pietra che segna la fine della discesa.
Con una breve variante, risalendo una stradina asfaltata, si può raggiungere la Grotta di Fumane, celebre sito preistorico visitabile su prenotazione.
Dal Molin del Cao si riprende il CAI 238B, che sale con pendenza sostenuta offrendo scorci naturalistici di grande impatto fino al borgo di Fumane. Il sentiero passa proprio nei pressi dell’ingresso del Parco delle Cascate di Molina, dove acqua, bosco e memoria storica si intrecciano in un paesaggio ricco di fascino, tra salti d’acqua, giochi di luce e suggestioni antiche.
Soste

Dove si Mangia
Ca’ Gottolo (Per variante della Val Sorda)
Trattoria Chesini
Ca’ Gottolo
Tel. 0457701867
San Rocco
Trattoria Al Sole
Via Monti Lessini, 38
Tel. 0457755000
http://trattoriaalsole.it/
Molina
Pizzeria Dai Fradei
Via S. Urbano, 8
Tel. 3490952274
https://www.daifradeimolina.it/
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Trattoria la Creta
Via Bacilieri, 145
Tel. 3886313321
http://www.ristorantelacreta.it/
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Paninoteca CascaKiosco
Via San Urbano, 1 G
Tel. 3458324394
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Bar TDesign/WineBar
Via Bacilieri, 97
Tel. 3393882314
Dove si Dorme
Molina
B&B Molina
Via B. Bacilieri, 99
Tel. 3393882314
https://www.bbmolina.it/
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B&B Corte dei Sarti
Via B. Bacilieri, 57
Tel. 3482813494
https://www.bbcortedeisarti.it/
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B&B Casamia
Via Sant’Urbano, 1G
Tel. 3928230164
https://www.casamiafumane.it/
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B&B Casa Serili
Via della Conciliazione, 6 C
Tel. 3493737457
https://www.bbcasaserili.com/
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B&B Mulino dei Veraghi
Via Veraghi
Tel. 3515664123
https://mulinodeiveraghi.it/
Cantine
Uno Sguardo alla Tappa






Da non perdere
I Parco della Valpolicella

Il Parco Valpolicella si estende per circa 50 ettari tra i comuni di Fumane e Marano di Valpolicella. Un tempo sede di attività estrattive, oggi è un’area rinaturalizzata grazie a interventi di recupero ambientale che ne hanno valorizzato il paesaggio e le funzioni ecologiche. Dal 2019, la gestione del parco è condivisa dai due Comuni, in accordo con l’ente proprietario.
Il parco si caratterizza per la grande varietà di ambienti naturali: si incontrano prati aridi, boschi montani, vigneti e oliveti coltivati sui pendii, fino a zone umide attorno a due laghetti artificiali. Questa diversità di habitat ospita numerose specie animali e vegetali, alcune delle quali protette a livello europeo secondo la Direttiva Habitat dell’Unione Europea.
I sentieri che attraversano il parco sono accessibili tutto l’anno e adatti a tutti i livelli di escursionisti. Ogni stagione regala sensazioni diverse: in primavera e autunno, i colori della vegetazione rendono la visita particolarmente affascinante.
Per approfondimenti: https://www.parcovalpolicella.it/
Purano

Salendo dalla strada che proviene dal Parco e raggiungendo l’abitato di Purano, è possibile cogliere alcuni tratti dell’antico assetto del borgo. Il disegno viario a raggiera, con le corti rurali raccolte attorno al nucleo storico, conserva ancora oggi la struttura originaria del paese.
La chiesa di San Giorgio, di impianto romanico, è attestata per la prima volta nel Quattrocento, ma ha assunto l’aspetto attuale nella prima metà del Settecento, grazie a interventi che ne hanno definito le eleganti forme barocche. L’interno, a navata unica, conduce a un arco trionfale e quindi all’abside quadrato, dove si trova un altare in marmo sormontato da una pala raffigurante San Giorgio nell’atto di uccidere il drago.
Sulla parete laterale si conserva una testimonianza preziosa: un’iscrizione in pietra del 1410 che ricorda la donazione testamentaria di un certo Franceschino. Il documento stabiliva che i suoi eredi, sotto controllo del Comune di Marano, utilizzassero i proventi di un terreno agricolo per distribuire pane ai poveri in occasione della festa patronale: ben 43 chili di pane.
Dalla parte opposta del piazzale si trova un elemento curioso: un’antica colonna con iscrizione latina, posata su una grande base in pietra. Questa base, in origine, era il contrappeso di un torchio per il vino o per l’olio, di un tipo ormai scomparso da oltre due secoli.
Santa Maria Valverde

La zona di Santa Maria Valverde è uno dei punti panoramici più affascinanti di tutta la Valpolicella. Basta sedersi sul muretto del cortile antistante la chiesa per godere di una vista straordinaria: in primo piano le corti rurali di Purano, poi le valli di Marano e Fumane, e infine, lo sguardo si apre sull’intero arco occidentale del Veronese, dal Monte Pastello fino al Lago di Garda, con le sue colline moreniche, e sullo sfondo i profili urbani della città di Verona.
Un’altra prospettiva suggestiva si può cogliere affacciandosi al muro di cinta del piccolo cimitero adiacente, che conserva ancora, nonostante i recenti ampliamenti, l’atmosfera raccolta e silenziosa dei vecchi cimiteri rurali. Sull’abside della chiesa si nota una lapide ottocentesca, memoria di un’epidemia di colera che colpì queste terre nella metà del XIX secolo.
L’edificio attuale è il risultato di vari interventi nel tempo: il primo risale alla seconda metà del Seicento, come riportano alcune iscrizioni presenti sull’abside e sul campanile; il secondo, più ampio, avvenne circa due secoli fa, periodo in cui fu sistemato anche l’attuale cortile panoramico.
L’interno della chiesa è luminoso e armonioso, con elementi architettonici sobri e ben conservati, che invitano alla sosta e alla contemplazione. Una breve pausa qui permette di osservare da vicino i dettagli costruttivi e di apprezzare il profondo legame tra l’edificio e il paesaggio circostante.
Il tempio di Minerva

Lungo il cammino, in prossimità del Monte Castelon, si incontra uno dei siti archeologici più significativi della zona, affacciato sulla valle di Marano e sul cuore della Valpolicella centrale.
Sul pianoro vicino alla cima, grazie a diverse campagne di scavo condotte tra il 2007 e il 2019 dalla Soprintendenza, in collaborazione con il Comune di Marano di Valpolicella, sono emerse le tracce di un complesso stratificato, che documenta una frequentazione continua dell’area nel corso dei secoli.
Il sito conserva i resti di tre fasi costruttive sovrapposte:
- Un rogo votivo di epoca protostorica (VI–II secolo a.C.), con un deposito ricco di materiali organici e carbonizzati, tra cui resti botanici e animali.
- Un tempio romano di età repubblicana (fine II secolo a.C.), che ha restituito numerosi affreschi in primo stile pompeiano, oggi considerati tra i più importanti rinvenuti nell’area.
- Un secondo tempio di epoca augustea, riconoscibile per le murature in opus reticulatum e il pavimento in cocciopesto.
Tra i reperti ritrovati vi sono monete, anelli, frammenti di statue e oggetti decorativi, che confermano il ruolo rilevante del sito nell’antichità.
Le strutture sono state restaurate e rese accessibili, e un percorso attrezzato collega l’area archeologica alla vicina chiesa di Santa Maria Valverde. Una copertura protettiva consente oggi di osservare da vicino le evidenze riportate alla luce, immerse in uno dei paesaggi più panoramici e suggestivi della Valpolicella.
Per approfondimenti e visite: https://www.tempiodiminerva.it/
Malga Biancari e il Ponte Tibetano

Lungo il cammino, merita una sosta Malga Biancari, un tempo antico casello turnario. Si tratta di un edificio rurale costruito e gestito in forma collettiva dai contadini della zona, con una logica simile a quella di una cooperativa. A turno, a seconda del latte conferito, i contadini lavoravano tutto il latte conferito, la mattina e il pomeriggio. Poi ognuno si vendeva il prodotto che aveva lavorato. C’erano senz’altro accordi con formaggiari e bottegai, o compratori affezionati, per smerciare quel che non si mangiava in casa.
All’interno, la malga era divisa in due ambienti principali. Sul retro, rivolto a nord e al riparo dal sole, si trovava “el logo del late”, dove il latte appena munto veniva lasciato riposare per far affiorare la panna. Questa veniva poi raccolta con appositi strumenti in legno – il burcio o la zangola – e trasformata in burro.
Il latte scremato veniva invece versato in un grande paiolo posto nel locale più caldo, il “logo del fogo”, dove veniva scaldato e lavorato con il caglio per ottenere formaggio da stagionare.
Oggi l’edificio appartiene al Comune di Marano di Valpolicella ed è gestito dalla Pro Loco, che lo ha trasformato in uno spazio culturale e informativo, punto di riferimento per gli escursionisti e per i visitatori del vicino ponte sospeso.
Proprio accanto alla malga, infatti, si trova il suggestivo Ponte Tibetano della Valsorda, inaugurato nel 2012: una passerella aerea lunga 53 metri, sospesa a circa 420 metri di quota sopra il fondo della valle. Leggero ed elegante, il ponte è stato realizzato con grande attenzione all’inserimento paesaggistico, e offre una vista mozzafiato sulla Valsorda, una delle forre più spettacolari della provincia di Verona.
Il ponte è percorribile in sicurezza e rappresenta non solo una sfida divertente e accessibile, ma anche un simbolo forte di connessione: tra passato e presente, tra la tradizione contadina e la valorizzazione turistica di questo territorio unico.
La Grotta di Fumane

Poco sopra al Mulino del Cao, lungo l’antico sentiero che collega Fumane a Molina, si apre la Grotta di Fumane, uno dei più importanti siti preistorici d’Europa. Si tratta di un riparo sotto roccia abitato senza interruzioni da Homo neanderthalensis e Homo sapiens tra 60.000 e 30.000 anni fa, mentre i reperti faunistici rinvenuti nel sito risalgono fino a 90.000 anni fa.
Oggi la grotta è facilmente raggiungibile con una breve deviazione a piedi e rappresenta una tappa straordinaria per chi desidera comprendere le origini dell’uomo moderno e la sua capacità di adattamento agli ambienti più vari.
Particolarmente affascinanti sono i disegni in ocra rinvenuti sulle pareti rocciose, datati a circa 35.000 anni fa: tra le più antiche espressioni artistiche conosciute. Uno dei graffiti più noti raffigura una figura cornuta, forse uno sciamano o un personaggio rituale, che tiene in mano un oggetto votivo. Un altro disegno mostra un animale – forse un felide o un mustelide – a testimonianza della ricchezza simbolica dell’immaginario preistorico.
Durante gli scavi archeologici sono emersi utensili in selce, strumenti in osso, ornamenti, conchiglie marine, denti di cervo lavorati: reperti che rivelano un livello culturale sorprendente per l’epoca. L’analisi dei resti animali ha identificato la presenza di volpi, iene, lupi, orsi bruni, linci, gatti selvatici, e perfino leoni delle caverne, restituendo un quadro dettagliato dell’ambiente naturale di allora.
L’insediamento era probabilmente stagionale, frequentato nei mesi più miti – dalla primavera all’autunno – mentre durante l’inverno i gruppi umani si spostavano verso zone dal clima più temperato.
Oggi la Grotta è visitabile su prenotazione, anche con l’accompagnamento di guide archeologiche, ed è una meta consigliatissima per chi esplora la zona alla ricerca delle radici più antiche dell’umanità.
Per approfondimenti e visite: https://grottadifumane.it/
Molina e il Parco delle Cascate

Alla fine della valle di Fumane, nei pressi del piccolo borgo di Molina, si trova il Parco delle Cascate, un’area naturale inserita nel Parco Regionale della Lessinia. Il parco nacque anche grazie all’impegno del naturalista fratel Giuseppe Perin e oggi è gestito da Vivere Molina Srl (https://parcodellecascate.it/).
Qui, in una zona dove si incontrano diverse valli minori, i torrenti danno vita a numerose cascate spettacolari, create da una particolare conformazione geologica. Il paesaggio si può esplorare grazie a sentieri attrezzati, per lo più semplici, che attraversano boschi ombrosi e silenziosi, permettendo un’immersione totale nella natura.
Molina è uno dei borghi in pietra più caratteristici della Lessinia. Le case, i tetti, i cortili, le recinzioni: tutto è costruito con lastroni di pietra locale, lavorati con grande maestria. Il paese si sviluppa attorno a una serie di corti pavimentate in pietra, con grandi archi d’ingresso e, in alcuni casi, antiche torri usate un tempo come colombaie.
Il nome Molina deriva dalla presenza, fin dal Medioevo, di numerosi mulini ad acqua, alimentati dalle abbondanti sorgenti che scendono dalla montagna. Oltre a macinare cereali e noci, l’energia idraulica veniva usata anche per la lavorazione dei tessuti. Uno di questi mulini, il Mulino di Lorenzo, situato nella parte nord del paese, è stato restaurato e reso funzionante dalla Pro Loco, completo di tutta la sua attrezzatura originaria.




