Il Cammino

Otto tappe che custodiscono un territorio antico
Il Cammino del Vino e della Pietra attraversa un territorio ampio e mutevole, dalle colline della Valpolicella fino agli alti pascoli della Lessinia, per poi ridiscendere verso valle. Siamo nel settore nord-occidentale della provincia di Verona, tra il fiume Adige e le cime calcaree dei Monti Lessini: due paesaggi distinti ma legati da secoli di storia e cultura condivisa.
Camminare qui significa entrare in sintonia con un ambiente che cambia a ogni passo: vigneti ordinati lasciano spazio a boschi, contrade di pietra, pascoli aperti e affioramenti rocciosi. Non esiste un confine netto tra Valpolicella e Lessinia, ed è proprio questo il bello: passare dall’una all’altra senza accorgersene, immersi in un paesaggio vivo, ricco di storia e di presenza umana.
La Valpolicella è conosciuta a livello mondiale per i suoi grandi vini rossi, in particolare l’Amarone, ma mostra con orgoglio le tracce di un passato molto più antico: dai siti preistorici del Paleolitico alle testimonianze romane come il Tempio di Minerva a Marano di Valpolicella e la Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella. Le chiese medievali, le grandi pievi, le cappelle di paese, le croci in pietra e le edicole votive raccontano secoli di fede e tradizione. L’età moderna ha arricchito la valle con numerose ville venete, circondate da giardini, parchi, lunghi viali alberati e muri in pietra che disegnano un paesaggio collinare unico.
Salendo in Lessinia, il paesaggio si apre e cambia volto. Siamo all’interno del Parco Naturale Regionale della Lessinia, un’area protetta che custodisce meraviglie geologiche, naturalistiche e storiche: dalle spettacolari Cascate di Molina, al monumentale Ponte di Veja, uno dei più grandi ponti naturali d’Europa. Si incontrano cave di pietra – alcune ancora attive – e antichi insediamenti montani dove la pietra è stata plasmata nei secoli per costruire tetti, fontane e muretti a secco. Gli alti pascoli offrono ampi spazi aperti, ideali per il pascolo estivo, e uno sguardo che si perde lontano.
Nei giorni limpidi, da queste alture lo sguardo abbraccia le Dolomiti del Brenta, la catena del Monte Baldo, la Val d’Adige, la pianura veronese e, all’orizzonte, gli Appennini. Sono panorami vasti, silenziosi, che ripagano la fatica del cammino e invitano alla sosta.
Anche la presenza umana ha lasciato segni profondi. In Lessinia si percepisce ancora l’influenza dei Cimbri, popolazioni di origine germanica che hanno portato lingua, architettura e tradizioni. La montagna è stata vissuta con ingegno: pascoli, mulini, stalle, fontane e vie di pietra parlano di una vita faticosa, ma radicata nel rispetto del territorio.
Chi percorre oggi questo cammino lo fa per passione, per desiderio di esplorazione o per il semplice gusto di camminare con lentezza. E proprio il passo lento permette di cogliere i segni del passato e del presente, in un paesaggio che si trasforma con le stagioni, mantenendo viva la memoria e disegnando un futuro in continuo divenire.
Solo in 8 tappe?
Il Cammino può essere suddiviso in due sezioni, rispettivamente di cinque e tre tappe, grazie alla variante che collega il tracciato a Sant’Anna d’Alfaedo. Questo permette di ottenere due percorsi circolari distinti, una soluzione utile per chi dispone di meno giorni consecutivi.
Nel primo anello, dedicato alla Valpolicella e alla bassa Lessinia, il percorso viene leggermente modificato: invece di terminare la terza tappa a Fosse, si utilizza la variante che conduce a Sant’Anna d’Alfaedo, nuovo punto di arrivo della giornata. Da qui si prosegue con le due tappe successive, completando le cinque tappe dell’anello inferiore.
La stessa variante viene poi impiegata anche per l’anello dell’alta Lessinia: questo secondo percorso parte e termina a Sant’Anna d’Alfaedo e si sviluppa nelle tre tappe più alte del Cammino, costituendo un itinerario autonomo.
Pur offrendo la possibilità di dividere l’itinerario in due momenti distinti, si consiglia comunque di percorrerlo per intero, in un’unica soluzione o in due periodi diversi, per assaporarne pienamente il valore e coglierne il senso complessivo.
Segnaletica
Il Cammino del Vino e della Pietra non dispone ancora di segnaletica fisica lungo il percorso.
Siamo nella fase iniziale del progetto e, per evitare interventi invasivi o non autorizzati sul territorio, l’orientamento avviene tramite le tracce GPX ufficiali e le mappe disponibili sul nostro sito.
Ogni tappa è descritta in modo dettagliato e accompagnata da fotografie e indicazioni utili.
Invitiamo quindi tutti i camminatori a scaricare in anticipo le tracce e a consultare attentamente le schede di percorso.
Il Cammino percorre circa 55 km di sentieri CAI ben segnati.
Acqua
L’acqua potabile è disponibile solo in alcuni punti del percorso.
Sebbene lungo il Cammino si incontrino sorgenti e fontane attive, nella maggior parte dei casi non sono certificate come acqua potabile. Per questo motivo è fondamentale partire sempre con una scorta d’acqua sufficiente, adeguata alla lunghezza della tappa, alla stagione e alle condizioni climatiche. Una corretta gestione dell’acqua è parte essenziale della sicurezza lungo il Cammino.
Dove si Mangia e dove si Dorme
Nella descrizione di ogni tappa sono indicate le strutture ricettive e i luoghi dove mangiare presenti lungo il percorso.
Per ciascuna tappa è disponibile una mappa dedicata che riporta le strutture segnalate, comprese le Strutture amiche del Cammino.
L’elenco è in continuo aggiornamento e si arricchirà nel tempo con nuove realtà del territorio.
Le Strutture amiche del Cammino sono realtà che condividono lo spirito del progetto e ne sostengono la diffusione sul territorio. Alcuni titolari hanno aderito personalmente all’Associazione, condividendone finalità e statuto, che pongono al centro la relazione, il territorio e le persone.
Consulta la mappa interattiva generale del Cammino con le strutture segnalate (in costruzione).

Mappa e valori senza varianti
- Totale Lunghezza: 158 Km
- Quota Minima: 99 m
- Quota Massima: 1.750 m
- Tatale salita: 6.100 m
- Totale discesa: 6.100 m
Perchè del Vino?
Da oltre duemilacinquecento anni, queste colline sono terra di viti e di vino. Le origini si perdono nel tempo: forse furono gli Etruschi a introdurre la coltivazione, ma è certo che i Romani le attribuirono grande valore. A inizio V secolo, a fine impero, Cassiodoro, segretario del re ostrogoto Teodorico, scriveva una lettera ai veronesi elogiando un vino rosso – e anche bianco – denso, quasi da mangiare, ottenuto lasciando appassire l’uva prima della pigiatura. Una descrizione che anticipa di secoli le tecniche dell’Amarone.
Nel corso del Medioevo, il vino della Valpolicella riforniva le osterie di Verona, numerose e vivaci. Intanto, in campagna, nobili e possidenti coltivavano la vite per sé, spesso intorno alle ville venete, trasformando il vino in bene prezioso e simbolo di prestigio.
È però nel 1969 che si stabilisce un punto fermo: nasce il disciplinare DOC Valpolicella, che definisce con rigore il territorio, i vitigni e le modalità produttive. Lungo tutta la fascia collinare veronese, da Negrar fino quasi a Soave, si possono oggi produrre solo alcune denominazioni:
Valpolicella Classico e Superiore, vini rossi secchi e freschi;
- Valpolicella Classico (nella zona storica),
- Valpolicella Superiore,
- Amarone della Valpolicella DOCG, un rosso potente da uve appassite;
- Recioto della Valpolicella DOCG, il suo parente dolce e antico;
- Valpolicella Ripasso DOC, un vino “ripassato” sulle vinacce di Recioto o Amarone, che ne eredita corpo e profumi.
I vitigni principali sono la Corvina (45-95%), il Corvinone (fino al 50%), la Rondinella (5-30%) e altri vitigni a bacca rossa autorizzati in provincia di Verona (massimo 25%).
La forma tradizionale di allevamento è la pergola veronese: i tralci sono disposti orizzontalmente a formare una sorta di tetto. Questa disposizione protegge i grappoli dal sole e dall’umidità, favorisce l’escursione termica e agevola la raccolta delle uve migliori, soprattutto quelle destinate all’appassimento.
Camminando tra queste vigne, si tocca con mano una tradizione che affonda le radici nella storia più antica ma che vive ancora oggi, stagione dopo stagione, vendemmia dopo vendemmia.
Perchè della Pietra?
Camminando lungo questo percorso, non si può non notare quanto la pietra sia presente ovunque: nei muri, nei tetti, nei portali, nei selciati, nelle fontane e nei cippi. In Valpolicella e Lessinia la pietra non è solo paesaggio, ma è anche memoria, cultura e materia viva che ha modellato borghi e villaggi per secoli.
Si distinguono principalmente due materiali, entrambi di origine antica e di grande valore: il marmo rosso di Verona, un calcare chiamato tecnicamente Rosso Ammonitico, e la pietra di Prun, o Scaglia Rossa Veronese, nota per la sua forma stratificata in lastre.
Il marmo rosso veniva già estratto in epoca romana, soprattutto nella zona di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Da qui veniva trasportato lungo l’Adige fino a Verona, dove è stato usato per costruire monumenti grandiosi: l’Arena, il Teatro romano, le antiche Porte urbiche. Ma da Verona partiva anche verso altre città della pianura padana: colonne, capitelli e sculture di molte cattedrali romaniche del nord Italia sono scolpiti proprio in questo materiale, resistente e suggestivo.
Attorno a questo marmo si è sviluppato nei secoli un intero mondo di scalpellini, scultori e architetti, che hanno esportato la loro arte anche oltre oceano, lasciando un’impronta che va oltre i confini del territorio.
La pietra di Prun, invece, è più “umile” ma non meno affascinante. Si presenta naturalmente in lastre sottili, sovrapposte in una settantina di strati separati da una sottile lamina di argilla. Questa struttura la rende perfetta per realizzare tetti, pavimenti e murature. Fin dall’antichità è stata utilizzata nelle abitazioni, nei rustici e nei confini di proprietà. La Villa dei Mosaici di Negrar, risalente al III secolo d.C., ne conserva ancora traccia nei pavimenti originali.
La pietra, fino a metà del secolo scorso, veniva scavata in galleria: prima zona di scavo è stata fra San Giorgio e il Monte Solane, poi si è affermata la zona appena a monte di Prun. Oggi si scava nelle zone più elevate dove le lastre sono superficiali.
La disponibilità di pietra a lastre ha dato vita a una particolare architettura, quella dei villaggi di pietra, che merita di essere conosciuta.
Credenziale

La Credenziale del Camminatore è la tua compagna di viaggio: un piccolo documento personale, da timbrare lungo il percorso, che attesta le tappe percorse e custodisce la memoria del cammino. Puoi ritirarla gratuitamente presso i punti di distribuzione indicati, oppure scaricarla online in formato PDF e stamparla da casa. Durante il cammino, chiedi il timbro nelle strutture aderenti che espongono il logo del Cammino (ospitalità, botteghe, bar, cooperative, proloco).
Se raccoglierai almeno dieci timbri, potrai ricevere l’attestato di “Camminante”, ricordo del tuo passaggio sul Cammino del Vino e della Pietra. In questa fase iniziale, per ottenerlo sarà sufficiente inviare via e-mail una fotografia della credenziale timbrata; sarà nostra cura inviarti il meritato attestato in formato PDF.
La credenziale non è obbligatoria, ma è uno strumento utile per valorizzare il percorso: attraverso di essa, aiutiamo il territorio a crescere e a migliorare l’accoglienza dei futuri camminatori.
Sede del Cammino del Vino e della Pietra
Viale Verona 107 – Fumane (VR)
Nota importante!!
La sede del Cammino per ora è a Fumane, circa due chilometri dal punto di partenza del Cammino. Non coincide con il luogo di inizio tappa. La sede non è luogo di partenza delle escursioni, ma è il punto amministrativo e informativo dell’Associazione. Le credenziali sono disponibili a San Pietro in Cariano, se non le avete già richieste tramite email, presso:
In aggiornamento
Come raggiungere il punto di partenza del Cammino
Piazza San Giuseppe – San Pietro in Cariano (VR)
Come arrivare con mezzi propri.
Uscire al casello di Verona Nord e imboccare la SS12 in direzione Valpolicella. Dopo circa 12 km si raggiunge una prima rotonda: prendere la prima uscita. Superata una seconda rotonda, alla successiva imboccare nuovamente la prima uscita su via Mara. Dopo circa 100 metri, sulla destra, si trova l’IIS Calabrese-Levi.
Proseguire lungo la stessa via fino a raggiungere Piazza San Giuseppe, dove è disponibile un ampio parcheggio gratuito.
Per chi arriva dal Lago di Garda o dalla Valdadige
Raggiunta Domegliara, seguire le indicazioni per San Pietro in Cariano (direzione Valpolicella) e proseguire fino al paese. Una volta arrivati, seguire le indicazioni sopra riportate per Piazza San Giuseppe.
Per chi arriva da Verona città
Seguire le indicazioni per Valpolicella/San Pietro in Cariano e poi proseguire come indicato.
Parcheggi
San Pietro in Cariano dispone di numerosi parcheggi gratuiti come si può vedere dalla mappa. Si consiglia naturalmente quello di Piazza San Giuseppe (partenza e arrivo del Cammino). Ci sono inoltre diversi parcheggi gratuiti nelle vie di tutto il paese, ma si raccomanda di non lasciare l’auto in via Beethoven, dove ogni venerdì si svolge il mercato settimanale, né nel parcheggio di via Barbassa, anch’esso occupato da un mercato il martedì, con rimozione forzata dei veicoli.

Come arrivare con mezzi pubblici
Da Verona Porta Nuova
Dalla stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova, è possibile raggiungere San Pietro in Cariano con il bus n. 21 o il bus 93, con molte corse giornaliere. Il pullman è diretto alla stazione di Domegliara e ferma anche a San Pietro in Cariano, di fronte alla Farmacia, dopo circa 45 minuti. Si prosegue a piedi e si gira subito a sinistra per Via Roma e la si percorre, si supera piazza Ara della Valle e proseguendo per Via Roma sia arriva ad una piccola rotonda, si sira a destra per Via Molino e si arriva poco dopo in Piazza San Giuseppe.
Dalla stazione di Domegliara
Per chi arriva in treno a Domegliara, è sufficiente prendere il bus in direzione Verona e scendere, dopo circa 15 minuti, alla fermata di San Pietro in Cariano. Si prosegue a piedi e, incontrata una rotonda, si svolta a destra per via Mara e, al termine della strada, si arriva in Piazza San Giuseppe .
Consigliamo vivamente, ove possibile, di arrivare con i mezzi pubblici: è il modo migliore per entrare da subito nello spirito del cammino, ridurre l’impatto ambientale e vivere l’esperienza con lentezza e consapevolezza.
Si raccomanda di verificare sempre gli orari aggiornati dei trasporti pubblici in base al giorno della partenza (https://www.atv.verona.it/orari_linee_bus_extraurbani)



