Gli Alberi

Gli alberi sono tra i compagni più fedeli di chi cammina. Offrono ombra nei mesi caldi, segnano i confini dei campi, custodiscono la memoria dei luoghi e scandiscono le stagioni con le loro fioriture e i loro frutti. Alcuni sono legati alla tradizione agricola, come meli, peri e ciliegi; altri crescono spontanei nei boschi e lungo i sentieri, come il faggio, il carpino o il ginepro. Imparare a riconoscerli significa entrare più a fondo nella storia del territorio, nella cultura contadina e nel paesaggio che caratterizza la Valpolicella e la Lessinia

L’abete rosso (Picea abies)

L’abete rosso, o peccio, è una delle conifere più riconoscibili, con chioma slanciata e aghi corti e appuntiti. In Lessinia è presente soprattutto nelle zone più fresche e umide, mentre in Valpolicella compare solo sporadicamente. Può superare i 40 metri di altezza e vivere diversi secoli, formando boschi puri o misti insieme a larici e faggi. Le sue pigne pendenti maturano in autunno e rilasciano semi che si diffondono col vento. La sua sagoma elegante caratterizza alcuni tratti del paesaggio montano attraversato dal cammino.

L’acero campestre (Acer campestre)

L’acero campestre è un albero di dimensioni medio-piccole, molto diffuso nelle campagne della Valpolicella e lungo i margini dei boschi della Lessinia. Si riconosce per le foglie piccole, a tre o cinque lobi arrotondati, che in autunno si tingono di giallo acceso. È una specie rustica, che si adatta bene a terreni diversi e resiste sia al freddo che alla siccità. In passato veniva spesso usato come sostegno per le viti nei campi, contribuendo a creare il tipico paesaggio agrario della zona. Ancora oggi lo si incontra lungo sentieri, siepi e confini, come presenza discreta ma caratteristica del cammino.

L’ailanto (Ailanthus altissima)

L’ailanto, detto anche “albero del paradiso”, è una specie originaria della Cina introdotta in Europa nell’Ottocento come ornamentale. Oggi è diffusa anche in Valpolicella e in alcune aree della Lessinia, dove cresce spontanea lungo strade, sentieri e terreni abbandonati. È facilmente riconoscibile per le grandi foglie composte, lunghe fino a mezzo metro, e per l’odore acre che emanano se stropicciate. Resistente alla siccità e capace di svilupparsi rapidamente, tende a soppiantare le specie autoctone ed è considerata invasiva. La sua presenza sul cammino è quindi legata soprattutto agli ambienti antropizzati e alle aree di margine, più che ai boschi naturali.

Il castagno (Castanea sativa)

l castagno (Castanea sativa) è un nobile albero, molto caro ai nostri avi, perché le castagne rappresentavano una piccola entrata aggiuntiva dell’annata agraria e, nei periodi più difficili, un vero sostituto del pane. Diffuso soprattutto nella fascia collinare della Valpolicella, cresce tra i 200 e gli 800 metri formando boschi luminosi con grandi foglie seghettate che in autunno si tingono di giallo caldo. La coltura del castagno, quasi dimenticata per anni, è stata recentemente ripresa per valorizzare i prodotti tradizionali dell’agricoltura collinare e montana. Il marrone, più pregiato della castagna comune, si distingue per la dolcezza, la pellicina che si stacca facilmente e l’assenza di divisioni interne. La presenza dei castagneti accompagna alcuni tratti del cammino, ricordando il legame profondo tra natura e vita rurale.

Il carpino nero (Ostrya carpinifoglia)

Il carpino nero (Ostrya carpinifolia), detto càrpano, è la pianta più diffusa nei nostri boschi
cedui, dalla pianura all’alta collina. Cresce soprattutto su terreni calcarei e asciutti, formando boschi luminosi su versanti soleggiati. Raggiunge i 10–20 metri, con chioma compatta e tronco dalla corteccia grigio-bruna fessurata. Le foglie sono ovato-ellittiche, seghettate, verdi in estate e giallo-brune in autunno. I frutti, racchiusi in caratteristiche brattee a sacchetto, e il legno molto duro lo rendono facilmente riconoscibile.

Il ciliegio (Prunus cerasus)

Il ciliegio è diffuso nelle colline della Valpolicella e della Lessinia, dove in primavera offre spettacolari fioriture bianche. Per decenni ha rappresentato una risorsa importante, prima dell’affermazione del vino, ma oggi il mercato è in crisi e un parassita, la Drosophila suzukii, rovina spesso i frutti maturi. Molti ciliegi vengono così abbandonati o tagliati, anche se la loro fioritura resta uno dei simboli più belli della primavera lungo il cammino.

Il cipresso (Cupressus sempervirens)

Il cipresso è molto presente come pianta ornamentale e simbolica. Si riconosce facilmente per il portamento slanciato e la chioma stretta e scura, che lo rendono un elemento caratteristico di cimiteri, ville e paesaggi collinari. Sempreverde, può vivere molti secoli e raggiungere altezze superiori ai 20 metri. Lungo il cammino lo si incontra soprattutto vicino a chiese, contrade e case rurali, come traccia della presenza umana più che della vegetazione naturale. Con la sua silhouette elegante segna punti di riferimento visibili anche da lontano.

l faggio (Fagus sylvatica)

l faggio (Fagus sylvatica) è considerato l’albero principe della Lessinia e un tempo doveva ricoprire gran parte dell’altopiano. Oggi rimangono faggete soprattutto nei versanti meno esposti al sole, come quelle che hanno dato il nome a Faedo, l’antico toponimo di Sant’Anna. Si tratta di boschi con grandi alberi dal tronco liscio e chiaro, che in autunno si tingono di giallo e marrone, rendendo subito riconoscibile la pianta. Qualche esemplare si trova anche più in basso, in valli fresche e riparate, mentre in Valpolicella è raro. In passato del faggio si sfruttava tutto: il legno per costruzioni e riscaldamento, le foglie come lettiera nelle stalle e le faggiole, i suoi frutti, come foraggio per gli animali.

Il fico (Ficus carica)

Il fico (Ficus carica) è una pianta tipica delle zone collinari calde e soleggiate della Valpolicella, spesso presente vicino a case, corti rurali e muretti a secco. Si riconosce per le grandi foglie lobate e per i frutti carnosi che maturano in estate e a inizio autunno, molto apprezzati da sempre dalle comunità locali. Non forma mai boschi, ma cresce isolato o in piccoli gruppi, adattandosi bene ai terreni poveri e sassosi. In Lessinia è meno comune, ma può comparire nei versanti più riparati ed esposti al sole. La sua presenza lungo il cammino richiama la tradizione agricola della Valpolicella.

Il frassino (Fraxinus ornus),

Il frassino è una latifoglia elegante e slanciata, diffusa sia nelle colline della Valpolicella che nei boschi della Lessinia. Si riconosce per le foglie composte da più foglioline lanceolate e per i semi alati, chiamati “samarre”, che restano a lungo sui rami. Predilige i terreni freschi e profondi, ma resiste bene anche nelle zone sassose e soleggiate. In autunno il fogliame si colora di giallo chiaro, creando contrasti vivaci nel paesaggio. Lungo il cammino lo si incontra in boschi misti o isolato ai margini dei campi, come parte integrante della vegetazione tradizionale del territorio.

Il gelso (Morus alba)

Il gelso arriva da noi, ma anche in Europa, fra ‘500 e ‘600, con il baco da seta e si diffonde insieme con l’allevamento praticamente in tutte le famiglie: spesso era la cucina ad ospitare i graticci, su cui si stendevano le uova (che erano comprate nei grandi mercati settimanali e mantenute alla giusta temperatura in un sacchetto appeso al collo delle donne: a San Zen – 12 aprile – la somensa in sen), poi nascevano i bruchi e crescevano sempre più affamati, per cui non sempre bastava la foglia dei nostri gelsi e si andava a comprarne in pianura. Quando i bachi erano maturi, sui graticci venivano sistemati dei rametti (el bosco), dove essi salivano e si imbozzolavano: i bozzoli venivano messi a bollire e poi venduti, ed era il primo guadagno in moneta sonante.

Il larice (Larix decidua)

Il larice è l’unica conifera che in inverno perde gli aghi, caratteristica che gli permette di resistere al gelo delle alte quote. In primavera si riveste di un verde tenero, in estate offre ombra leggera, in autunno si accende di giallo-oro e in inverno resta spoglio. Può superare i 40 metri di altezza e vivere per secoli, crescendo soprattutto sopra i 1.000 metri. Con i suoi colori accompagna il passare delle stagioni

Maggiociòndolo (Laburnum anagyroides)

Piccolo albero che può raggiungere 5–6 metri, noto per i lunghi grappoli pendenti di fiori giallo oro che sbocciano a maggio e lo rendono spettacolare. Le foglie sono trifogliate e i frutti sono legumi allungati contenenti semi velenosi. Ama i versanti soleggiati e sassosi ed è frequente in Lessinia, dove colora di giallo intenso le radure e i pendii primaverili. È una pianta tossica in tutte le sue parti, in particolare i semi, che contengono alcaloidi pericolosi se ingeriti.

Il mandorlo (Prunus amygdalus)

Il mandorlo (Prunus dulcis) è una specie tipica dei climi miti e soleggiati, presente soprattutto nelle zone collinari più calde della Valpolicella. È facilmente riconoscibile in primavera, quando si ricopre di fiori bianchi o rosati che annunciano l’arrivo della bella stagione, spesso tra i primi a sbocciare. I frutti maturano in estate e custodiscono i semi commestibili, le mandorle, da sempre apprezzate nell’alimentazione e nella pasticceria. Non forma boschi spontanei, ma si trova isolato o in piccoli gruppi vicino a case, vigne e campi coltivati. Lungo il cammino la sua presenza è legata soprattutto ai versanti esposti a sud.

Il melo (Malus domestica)

Il melo (Malus domestica) è uno degli alberi da frutto più diffusi e coltivati, presente anche in Valpolicella e in Lessinia, soprattutto nei pressi di case rurali, orti e vecchi frutteti. Si riconosce per la fioritura primaverile, con fiori bianchi o rosati che annunciano la bella stagione, e per i frutti che maturano in estate e autunno con grande varietà di forme e colori. Non forma boschi spontanei, ma cresce isolato o in piccoli gruppi legati all’attività agricola. In Lessinia compaiono anche meli selvatici (Malus sylvestris), con frutti più piccoli e aspri, spesso nei boschi misti. Lungo il cammino la presenza del melo richiama la tradizione contadina e il valore dei frutteti familiari.

il nespolo (Mespilus germanica)

Il nespolo comune è un piccolo albero da frutto coltivato fin dall’antichità nelle campagne della Valpolicella, anche se oggi è molto meno diffuso. Si riconosce per le foglie grandi e ovali e per i frutti marroni, le nespole, che maturano in autunno e diventano commestibili solo dopo l’ammezzimento, cioè quando si ammorbidiscono col freddo. Non forma mai boschi, ma cresce isolato nei pressi di case rurali, orti e vecchi frutteti. In Lessinia è più raro, ma può comparire sporadicamente nei paesi e nei fondovalle. La sua presenza lungo il cammino ricorda la tradizione agricola e il valore dei piccoli frutti un tempo importanti per l’alimentazione contadina.

Il noce (Juglans regia)

Il noce è un albero maestoso, molto legato alla tradizione agricola e rurale della Valpolicella. Si riconosce per le grandi foglie composte e per i frutti, le noci, che maturano in autunno e sono da sempre preziosa fonte di alimento e di olio. Predilige terreni profondi e ben drenati, e lo si incontra isolato nei campi, vicino alle case o lungo le strade di campagna, più raramente in bosco. Con la sua chioma ampia e imponente segna ancora oggi il paesaggio del cammino, unendo valore agricolo e memoria culturale.

L’olivo (Olea europaea)

L’olivo è arrivato forse più di duemila anni fa in Valpolicelal, nel medioevo era richiesto l’olio per l’altare, più avanti si è affermata la produzione di olive da composta. Oggi le cantine offrono l’olio della migliore qualità accanto al vino di pregio. Rametti d’ulivo venivano benedetti la Domenica delle Palme per essere poi utilizzati per confezionare piccole croci di legno da appendere in testa ai filari, oppure per essere bruciati in caso di violenti temporali con rischio di grandine.

L’olmo (Ulmus minor e affini)

L’olmo è una latifoglia un tempo molto comune nelle campagne della Valpolicella, dove veniva spesso coltivato insieme alla vite, che si arrampicava sul suo tronco. Riconoscibile per le foglie ovali, seghettate e asimmetriche alla base, cresce bene nei terreni freschi e profondi delle zone collinari e di fondovalle. Può superare i 25 metri di altezza e vivere a lungo, anche se negli ultimi decenni la sua diffusione è stata ridotta dalla grafiosi, una malattia che ne ha decimato gli esemplari. In Lessinia è meno frequente, ma non manca in alcune valli più riparate. La presenza di vecchi olmi lungo il cammino ricorda il paesaggio agricolo tradizionale della zona, fatto di vigneti, campi e alberi tutelari.

Il pero (Pyrus communis)

Il pero è stato per secoli uno degli alberi da frutto più apprezzati nelle campagne della Valpolicella e della Lessinia. Il suo frutto, grazie alla grande varietà di tipologie, riusciva a soddisfare tutti i gusti ed era prezioso perché poteva conservarsi fino all’inverno. Oggi restano ancora molte varietà, anche se per i non esperti è difficile distinguerle. In primavera la fioritura bianca del pero, quasi contemporanea a quella del ciliegio, regala uno spettacolo che illumina campi e contrade. Non forma boschi spontanei, ma cresce isolato o in piccoli frutteti, ricordando la tradizione agricola e la biodiversità locale.

Il pino nero (Pinus nigra)

l pino nero è una conifera sempreverde dal portamento imponente, con aghi lunghi e scuri riuniti a coppie. Non è originario della zona del cammino, ma è stato utilizzato in passato nei rimboschimenti, per la sua capacità di attecchire su terreni poveri e sassosi. Lo si incontra quindi in modo sporadico lungo il cammino, soprattutto in zone aride o in vecchi impianti forestali. Può superare i 30 metri di altezza e vive a lungo, formando chiome dense e scure ben riconoscibili nel paesaggio.

Il pino silvestre (Pinus sylvestria)

Il pino silvestre è una conifera riconoscibile per la corteccia aranciata nella parte alta del tronco e per gli aghi sottili raccolti a coppie. In Lessinia si trova soprattutto su versanti aridi e sassosi, mentre in Valpolicella è meno frequente. Cresce bene tra i 600 e i 1.500 metri, spesso mescolato ad altre specie come larice e abete rosso. Le sue pigne maturano lentamente e diffondono semi leggeri trasportati dal vento. La sua presenza discreta aggiunge varietà e colore al paesaggio attraversato dal cammino.e ha una sagoma allargata e si fa notare nei boschi perché diffonde profumo di resina.

Il pioppo (Populus alba)

Il pioppo è un albero che cresce velocemente e predilige i terreni umidi di fondovalle e lungo i corsi d’acqua, presenti anche in Valpolicella e nelle valli della Lessinia. Si riconosce per le foglie leggere e tremolanti al vento, diverse secondo le specie (bianco, nero, tremulo), e per la chioma chiara e luminosa. Può raggiungere i 25-30 metri di altezza, formando filari o gruppi che caratterizzano il paesaggio agricolo e fluviale. In primavera produce semi piumosi che si disperdono nell’aria come fiocchi bianchi. Lungo il cammino lo si incontra soprattutto nelle zone di fondovalle e presso i torrenti, come segno della vegetazione tipica degli ambienti umidi.

La robinia (Robinia pseudacacia)

La robinia, detta anche acacia, è una specie originaria del Nord America introdotta in Europa nel Seicento e oggi molto diffusa anche in Valpolicella e in Lessinia. Cresce rapidamente e si adatta a terreni poveri e aridi, colonizzando soprattutto i versanti assolati e i bordi dei sentieri. Si riconosce per le foglie composte da foglioline ovali e per i grappoli di fiori bianchi e profumati che sbocciano a fine primavera, molto apprezzati dalle api per la produzione di miele. In autunno le foglie assumono sfumature gialle prima di cadere. Pur essendo una specie non autoctona, è ormai entrata stabilmente nel paesaggio del cammino, creando macchie verdi e ombrose lungo strade e pendii.

La roverella (Quercus pubescens)

La roverella è una quercia tipica delle zone collinari e pedemontane della Valpolicella, dove trova il suo ambiente ideale nei versanti soleggiati e asciutti. Riconoscibile per le foglie lobate e leggermente pelose sulla pagina inferiore, è una specie resistente alla siccità e al terreno povero. Può raggiungere i 20 metri di altezza e vivere diversi secoli, spesso formando boschi radi e luminosi che in autunno si colorano di giallo-bruno. È stata a lungo importante per la vita rurale: dal suo legno duro e duraturo si ricavavano travi, pali e carbone vegetale. Oggi accompagna vari tratti del cammino nelle aree più basse, come testimone della vegetazione spontanea delle colline veronesi.

Il salice (varie specie e ibridi del genere salix),

I salici sono alberi e arbusti tipici degli ambienti umidi, presenti soprattutto nei fondovalle della Valpolicella e lungo i corsi d’acqua della Lessinia. Tra i più comuni ci sono il salice rosso (Salix purpurea), con rami sottili di colore rossastro e foglie strette e lanceolate, e il salice giallo (Salix alba var. vitellina), riconoscibile per i giovani rami flessibili di un brillante giallo-oro. Entrambi producono in primavera i caratteristici amenti, molto visitati dalle api, e svolgono un ruolo importante nel consolidare le sponde dei torrenti. Non raggiungono dimensioni imponenti, ma formano cespugli e piccoli alberi che contribuiscono a caratterizzare il paesaggio delle zone umide attraversate dal cammino. Il salice rosso o giallo forniva i vimini (strope) per legare le viti e le fascine di tralci secchi (sormente).

Il sorbo (Sorbus spp.)

Il sorbo (Sorbus spp.) è un albero di medie dimensioni che si incontra sia nei boschi della Lessinia sia nei versanti collinari della Valpolicella. Le specie più comuni sono il sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia), con grappoli di bacche rosse molto amate dagli uccelli, e il sorbo domestico (Sorbus domestica), coltivato un tempo per i frutti commestibili. Le foglie sono composte da numerose foglioline lanceolate che in autunno assumono colori gialli e rossastri molto decorativi. Cresce isolato o mescolato ad altre latifoglie, soprattutto in zone fresche e luminose. La sua presenza lungo il cammino aggiunge varietà al paesaggio e richiama la tradizione contadina che ne utilizzava legno e frutti.